Progetto per un’area a nord di Torino (Spina 3)

Il lavoro per cui ci siamo impegnati è un “progetto per una parte di città”. Per “progetto” non intendiamo l’esposizione chiara, unitaria, definitiva di una soluzione, ma piuttosto uno sforzo di investigazione su forme urbane possibili per l’area in oggetto, dove le “forme urbane” comprendono in sé giudizi sociali, economici e politici. Per “parte” non intendiamo un sottosistema di una struttura generale (struttura da cui possiamo dedurre delle norme o delle imposizioni), ma piuttosto la sedimentazione casuale di un’occasione. Per “città” non intendiamo un organismo definito che deve tendere a un ordinato equilibrio, ma un coacervo di eventi ciascuno contemporaneamente racchiuso nella propria singolarità e foriero di messaggi verso altri eventi con cui entra in relazione.

L’interno dell’area di progetto è attualmente, per la quasi totalità della sua estensione, coperta di edifici industriali. Ma gli elementi, anche morfologicamente più evidenti, più duri, non sono gli edifici, bensì i muri che cingono le tre grandi proprietà in cui l’area è divisa. Essi rappresentano la sopravvivenza della separazione tra la città e il lavoro. Abbiamo scelto di demolire i muri e lasciare entrare la città nei sacri recinti del lavoro, non per sopprimerlo ma per offrirgli nuovi spazi, più idonei alle attuali esigenze (decentramento, miniaturizzazione, terziarizzazione), e più integrati con le altre attività urbane (residenze, tempo libero, commercio).

Nel definire la forma (sociale e fisica) dei nuovi insediamenti proposti abbiamo ascoltato diversi messaggi: le vocazioni interne dell’area “liberata” (la morfologia del territorio, il fiume, le preesistenze di verde, la rete delle strade, ecc); la domanda complessa e diversificata proveniente dal contesto urbano perimetrale; il dibattito culturale attuale sulla città che attribuisce a scenari diversi la prerogativa di qualità urbana. Dall’interpretazione di questi elementi e delle loro interferenze sono nate cinque proposte di città, ciascuna da attribuire a una parte della parte (la città alta, la città storica, la città effimera, la città nel verde, la città invadente).

Ogni parte della parte vuole contemporaneamente affermare la propria autonomia e proporsi come confronto, dialogo, continuità, con il contesto che le compete. Tante città differenti per parlare dell’impossibilità dell’idea di città, della vera città definitiva e rassicurante.

Progettisti:

Arch. Pietro Derossi

con Arch. Besso-Marcheis, Arch. S. Caffaro, Arch. G. Ceretti, Arch. M. T. Massa, Arch. F. Lattes

anni

1987

quello che abbiamo fatto

Progettazione – esposizione alla Triennale di Milano “Nove progetti per nove città”