Centro per la conservazione e il restauro nella Reggia di Venaria Reale

Il progetto si propone di allestire un’idonea e prestigiosa sede per una scuola di restauro di livello professionale ed universitario all’interno delle Scuderia e della Cavallerizza progettate dall’arch. Alfieri nella seconda metà del settecento.

Il magnifico edificio alfieriano si configura, con le sue immense ed armoniose forme come una casa in attesa di essere allestita.
Gadamer definisce l’architettura come “un’arte che contiene” quasi che la propensione dell’architetturasia quella di definire, con forme prestigiose, degli spazi offerti alle altre arti, tra cui l’arte principale, che è l’arte di abitare.

Abitare inteso in senso lato che suggerisce usi diversi; l’uso domestico, il lavoro,a socializzazione, il gioco, l’arte.
Dentro luoghi protetti l’uomo organizza i suoi spazi, li articola in sequenze e relazioni, collocando con attenzione le attrezzature necessarie allo svolgimento elle sue funzioni.
Gli oggetti d’uso ammobiliando i luoghi completano il senso dell’architettura.

Se l’edificio con le sue strutture in elevazione, le coperture che lo separano dal cielo costituisce l’elemento stabile, disposto per la lunga durata, gli allestimenti interni introducono il senso del tempo,del fluire della vita in atteggiamenti passibili di continue trasformazioni.

Se gli spazi dell’Alfieri rimanessero, pur con maestria restaurati, vuoti, museificati, memorie di se stessi,perderebbero gran parte del loro fascino perché metterebbero in luce la loro inutilità per via dell’incapacità di partecipare, quali attori importanti, al vitale processo dell’attualità.

Con questi pensieri abbiamo affrontato il nostro progetto. Nelle grandi sale restaurate con attenzione, rispettando le tracce della loro complessa storia, abbiamo collocato una sequenza di oggetti, alcuni più forti, simbolicamente rilevanti, altri più leggeri, quasi ostentatamente provvisori, tutti connessi dalla rete dei percorsi che mettono in evidenza il fluire delle relazioni.

Le strutture non toccano i muri, lasciano ampie viste aperte per cogliere da ogni punto la vastità della “casa” in cui sommessamente si sono collocate.
Fa parte dell’impatto formale una predisposizione degli spazi alla flessibilità: le forme attendono di adeguarsi agli usi,di rispondere correttamente alle esigenze funzionali.

Progettisti:

Derossi Associati (Pietro Derossi, Paolo Derossi, Davide Derossi)

anni

1998/2004

quello che abbiamo fatto

Concorso, progettazione, realizzazione